Radiohead – I Days Monza – 16 Giugno 2017


Due piccoli appunti prima di iniziare:
Suono buono, ma volume basso.
Scenografia carina, nemmeno vagamente paragonabile a quella del tour 2012.
Per il resto…

Immaginifico.

Molte delle canzoni ascoltate ieri sera si sono collegate direttamente alla fine di quegli anni ’90 dove MTV trasmetteva da Londra, e soprattutto trasmetteva solo musica ininterrottamente, copiata da qualche tv privata.

Tante canzoni, tante vecchie, un sacco di brividi. Sarà stato il tramonto?
No eravate voi.
‘YOU’RE SO FUCKING SPECIAL’
(Spoiler del secondo encore)

Pochissime canzoni nuove (daje, non ero pronta): Daydreaming sembra un libro di Dick, un malinconico futuro bianco ultra shine.
Come Desert Island Disk e Ful Stop.

E poi niente, ad un certo punto inizia il viaggio. Allacciatevi le cinture e preparate gli Airbag, le frenate improvvise potrebbero rovinare il vostro bel cuoricino: è stato un viaggio lontano dalla terra e con poco ossigeno.

Step by step (direi approssimativamente 15), ci sono canzoni che sono quelle che puoi ascoltare sempre, tipo da appena sveglio o durante un viaggio in macchina: Reckoner, Bloom, Weird Fishes/Arpeggi.
Battito regolare e sano.



Da lì è stato un attimo: caduti nell’oscurità di caverne e trincee di guerre aliene, su pianeti rossi e rocciosi: Myxomatosis, My National Anthem, Bloom.
E di tirannie con 2+2 = 5.
E dove corri forte fortissimo con Bodysnatchers.
E il mio cuore era mille.

Un attimo solo e tutto ritorna calmo e riprende il suo ordine con everything in it’s right place.
Idioteque: i brividi. Ormai la versione live è più bella di quella studio, anche se il pubblico ancora si chiede: ma è davvero possibile? Sì.



Poi a un certo punto calore ovunque: All I need, chitarra e voce. 50 mila persone in silenzio. Pensavi già di aver raggiunto una buona dose di luce, ma così, parte Pyramid Song. E le 50 mila persone ululano alla luna.
La temperatura di non ritorno è stata raggiunta con Nude e Fake Plastic Trees.
E niente quindi i cuori si sciolgono, e non si riesce a rimetterli a posto, perché in questo pianeta strano tutto si comporta come il mercurio.
Ti tocca avviarti piano piano e rassegnato accompagnato da Exit Music (for a film).


Ma è in quel momento che il pavimento cede. Si inizia a cadere scompostamente. Parte Paranoid Android, e quando canti ‘what’s that?’ nemmeno fai in tempo a finire di chiedertelo, che inizi a recriminare al mondo il fatto che nessuno si ricordi il tuo nome. Chitarre a mille. Il pubblico è fatto di una droga sintetica sconosciuta.

Nei deliri allucinogeni, un’apparizione: arriva il piccolo principe che saltando da un pianeta all’altro con il suo pianoforte suona No surprises. E li ti sorprendi davvero. È un attimo che finisci ricordando Thom nel video che faceva esercizi di apnea con una bull di vetro riempita d’acqua. Sembravi proprio un astronauta.

Indietro di mille anni, inizi a cantare Creep. Non ti frega più nulla di navette e pianeti, perché torni sulla terra. E mentre affermi ‘I DON’T BELONG HERE’ capisco che hai ragione. Tu non appartieni a questo pianeta, perché sei tu l’alieno. Ero quasi in lacrime quando l’ho realizzato.

C’è voluto un attimo che diventassero realtà, perché inizi a cantare Karma Police. E ci inquietiamo come il tizio nel video che corre e corre nel buio, rincorso da una macchina nera.
A quel punto, che ti resta da fare?
Prendi, accartocci e butti via il tuo cuore. È ormai inutilizzabile.
E ‘I LOST MYSELF’ non ‘FOR A MINUTE THERE’, ma per due ore intere.

 

Qui la scaletta:

Daydreaming
Desert island disk
Ful stop
Airbag
15 step
Myxomatosis
The national anthem
All I need
Pyramid song
Everything in its right place
Reckoner
Bloom
Weird fishes/Arpeggi
Idioteque
The Numbers
Exit Music (for a film)
Paranoid android

Encore 1
No surprises
Nude
2+2=5
Bodysnatchers
Fake plastic trees

Encore 2
Creep
Karma Police

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