Never too late – 2018 Top 5

Perché volevo ricominciare.
Ho ascoltato milioni di cose nuove quest’anno. Non tutte recentissime, ma ho trovato dei pezzi che mi hanno sciolto il cuore, quindi #nevertoolate: la rubrica delle scoperte tardive.

 

5. In Flames – The Chosen Pessimist (2008). Più di 8 minuti. Alternative metal/ melodic death metal. Svezia.

Il genere può spaventare, ma la parola melodia è fondamentale. Ok con capelli lunghi, falsetti o toni bassissimi e urlati. Ma i riff, gli assoli di chitarra e un testo onirico, fanno del pezzo la colonna sonora perfetta per:

⁃ Prendere in mano la propria vita
⁃ Riviverne i suoi momenti principali
⁃ Riprovare tutto il dolore represso
⁃ E l’amarezza
⁃ Urlare
⁃ Addormentarti facendo degli incubi
⁃ Lasciarti insinuare la mente da un verme malato che sussurra solo cose terribili
⁃ Svegliarti sudato
⁃ Farti una doccia ed andare a lavoro come se nulla fosse

Momento clou: questa canzone è un film, è come spoilerare l’assassino. Facciamo 3:18

Tell me which side I’m on
Approaching constant failure
Between love and hate
Which path to follow?
How can I keep balance in this race?
Come faith, I’m dying
Bemused by the trials and tribulations in force of my life
Fly from here but as the chosen pessimist

Carve my name in stone
Carve my name in stone

4. Manchester Orchestra – Simple Math (2011) – poco più di 5 minuti. Indie/alternative rock. USA.

Non hanno nulla di Manchester (sono di Atlanta), né apparentemente di orchestra (sono 5 membri). La canzone dà il titolo all’album – concept album – per cui è un po’ rischioso estrapolare una singola canzone, ma ne vale la pena.
Andy Hull si fa tutte le domande che ognuno di noi si pone – almeno una volta nella vita – con un crescendo di violini e consapevolezza. Lasciando tutta la confusione del mondo chiusa fuori, seguendo la logica necessaria della musica e del corso degli eventi. Tutto questo su una base di archi che si interrompe ripetutamente con il riff di chitarra, e poi la voce che sale. Eccola l’orchestra!

Momento clou:
3:55

What if I’ve been trying to get to where I’ve always been?
What if we’ve been trying to get to where we’ve always been?
Simple math, believe me, all is brilliant
What if we’ve been trying to kill the noise and silence?
What if I was wrong and you had never questioned it?
What if it was true, that all we thought was right, was wrong?
Simple math, the truth cannot be fractioned
I imply I’ve got to get it back then

3. Justice – Canon (2011) – 3:39. Electro house/ electronic rock. Francia.

Serve solo ascoltare. Se hai bisogno di energizzarti, ma il tuo pusher ancora non l’hanno rilasciato. Se vuoi viaggiare oltre i confini del rock, con una batteria onnipresente – quasi metal – una chitarra pesante, ma che si confonde con una tastiera e synth, che cresce e ricomincia: eccoci qui! Questo tipo di canzone è come quando arrivi ad un punto di una conversazione e non sai come ci sei arrivato, ricominci daccapo e torni indietro.

Ti mangi chilometri di asfalto al buio seguendo solo la striscia bianca che divide le corsie, perché è l’unico punto di riferimento su un’autostrada multicolore di Mario kart. Sono i cugini cattivi dei daft punk (il manager è lo stesso)

Momento clou:
1:36.

2. Booka Shade – Digging A Hole (2017). 4:41. House/ minimal techno. Germania

Alice nel paese della techno si reca nel peggior club di Berlino. Mangia fiori e arcobaleni. Esplora mondi e fa amicizia con un coniglio che le offre zucchero filato incandescente, ha molta fretta e la guarda innervosito. Le luci cambiano in continuazione ma lentamente, passando tutte le sfumature unicorno. Balla su girotondi e con esseri animali colorati, e un po’ invadenti. Si avvicina a una luna rossa mentre dei tombini le parlano affannati. ‘Chissà cosa vogliono’. Sente solo le palpebre chiudersi pesantemente e le voci distanti sparire mentre si fa giorno. Anche lei è in ritardo. Scappa via risalendo nell’umidità del terriccio. Cerca di sbrigarsi prima che la raggiungano. Si sbuccia le ginocchia e graffia la terra spezzandosi le unghie. Spunta il sole.

Momento clou: 2:27

1. Kapitan Korsakov – In the shade of the sun (2012). Quasi 9 minuti. Noise rock. Belgio.

Tutto il cd è da ascoltare (stuff&such), una piccola perla di rock/grunge. Gruppo belga, di cui non ci sono molte informazioni in giro, ma sono così penetranti che non sono necessarie. Mi ricordano i motorpsycho di blissard – un po’ per la voce è un po’ per la malinconia: è la sintesi perfetta di una solitaria passeggiata autunnale in una città del nord europa, con un sole tiepido e foglie arancioni ovunque. Ricordi di emozioni adolescenziali che fai fatica a comprendere, ma che sostenevi con una determinazione disarmante. Quanta rabbia mentre ti si gelano anche le lacrime.

Momenti clou – anche se tutto il pezzo per me è clou:
4:40
6:15

Since i’m nowhere
I’ve never felt more
Out of place
I’ll burn my tongue
‘till i forget your taste
In the future you’ll be
The most beautiful past
When tomorrow’s sunk into
My world of glass

Nearly hoped
Nearly home

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...